Giovedì Santo Messa Crismale presieduta da S.E.Rev. Mons Romano Rossi

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Omelia del Vescovo il Giovedì Santo 2010

(trascrizione da supporto magnetico)

Non è una novità di oggi vivere circondati da difficoltà e da drammi:

La parola di Dio che abbiamo ascoltato ci parlava di miseri, di cuori spezzati, di schiavi, di un mondo strappato alla signoria del Signore che Lui rivendica per sé nel giorno della vendetta, ma che ancora è lungi dal ritornare ad essere suo: lutti, cenere, abito da lutto, spirito mesto.

È un breve tratteggio del nostro personale e comunitario male di vivere, dell’uomo di tutti i tempi. Qui non si fa poesia, non si operano processi di rimozione: questa è la realtà. E se certe epoche, certi momenti ce lia fossimo dimenticati non sono solo i giornali, magari anche quelli di oggi, a ricordarcela, ma la stessa parola di Dio.

Questa è la condizione normale : quando pensi che tutto vada bene, che tutto sia a posto, vuol dire che è già successo e non te ne sei accorto. Tanto vale essere vigilanti, ma non pessimisti, tanto meno angosciati.

Su questo sfondo noi non ci siamo riuniti per piangere, ma per ascoltare la sua Parola. Il Signore ripete la sua fiducia finale. Nel segno del suo Spirito, della sua vitalità e forza efficace, il Signore riprende la sua iniziativa, è all’opera. Sceglie – questo vuol dire consacrare – sceglie per sé ed unge – questo vuol dire trasmettere lo Spirito della sua forza.- Così prende l’iniziativa, questo è il suo stile: non a pioggia, non a raffica, non in massa, non un giudizio un diluvio universale al contrario: lo Spirito del Signore è su di me, sceglie qualcuno e su questo qualcuno riversa tutto se stesso, perché riprenda in mano il cammino interrotto della creazione, perché ai poveri – a quelli che ormai hanno capito che l’uomo da solo non ce la farà mai – propone un lieto annunzio. “Ecco regna il tuo Dio”. E che, dove il cuore dell’uomo è spezzato, si porti la guarigione del cuore, la guarigione dell’uomo dal di dentro. Comincia così : non dal di fuori, ma dal di dentro. Fasciare l e piaghe dei cuori spezzati, vuol dire ricomincia dal cuore, dal luogo delle scelte intorpidite o disorientate; dal luogo dove per primo arriva il veleno; svelenire … libertà agli schiavi, agli schiavi della paura, agli schiavi del potere, agli schiavi delle proprie o delle altrui miserie , dei peccati … a promulgare l'anno di grazia per tutti. Per il momento in cui arriva la certezza: l’opera gratuita che crea e all’azione al di là delle presunzioni , o delle angosce, di meriti o demeriti.

L’anno di vendetta, il giorno della vendetta  giorno in cui rivendica ciò che è suo, basta, basta … rivoglio ciò che mi è stato rubato.

Consolazione e gioia, consolazione e gioia. È bello vedere che tutte queste risorse, l’unzione dello Spirito sul consacrato è a servizio della gioia, perché il cuore solo di gioia vive e solo la gioia ne manifesta l’avvenuta guarigione.

Dovrei essere un  testimone  un maestro, un educatore alla gioia. Olio di letizia: questo devi portare. A chi: non a una massa incompetente, incapace, inevitabilmente condannata ad essere solo fardello,ma a coloro che saranno chiamati ad essere vivi e collaborativi: “ Sarete chiamati sacerdoti del Signore!”. È magnifico: “ministri del nostro Dio, sarete detti”.

L’opera del consacrato, dell’Unto – (Messia. Vuol dire semplicemente Unto dal Signore) consisterà nel risvegliare con l'olio della letizia la dignità, la responsabilità, la corresponsabilità, la vitalità, il gusto di vivere con obiettivi, la forza di vivere con obiettivi, perché sarà dono, dono alle genti, credibili … e quello che voi farete, quello che Lui farà per primo sarà segno di un’Alleanza eterna: non si torna indietro, “non tornerò a distruggere la terra in alcun modo”.

Stirpe benedetta dal Signore saranno coloro , guardando ai quali, beneficiari dell’opera del Messia, si potrà dire, si dirà che verrà sulle nubi del cielo e lì avverrà l’inserimento – diceva l’Apocalisse … davvero la benedizione esiste … ecco i benedetti … ecco i benedetti …

C’è posto per noi? Abbiamo sentito il Vangelo. “Oggi, si è compiuta questa Scrittura”: Gesù. Abbiamo sentito l’Apocalisse. È vero: la promessa si è compiuta. “Ha fatto di noi un regno , sacerdoti per il suo Dio e Padre”. Siamo pronti, è avvenuto.

Come è avvenuto? E qui entriamo nel senso della celebrazione di questa mattina. Da una parte l’Unto , l’Unto di Spirito, il Messia, dall’altra un popolo chiamato ad essere “sacerdoti”, benedetti e attrattivi, significativi, nuovi finalmente, nuovi …

C’è un altro passaggio: quello che, magari, in prima persona riguarda molti di noi. Ce lo canta il Salmo e lo abbiamo cantato e siamo grati al coro di averlo fatto: “Ho trovato Davide mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato …”. Isaia non parlava di David, parlava di un Altro. È bellissimo l’ingresso di David, un uomo su cui per pura grazia del Signore si riversa l’unzione e la forza dello Spirito.

È solo l’inizio, poi nel prosieguo della rivelazione si articola e si specifica. Non siamo qui a fare una trattazione, siamo qui ad individuare. Nello scenario cupo del mondo il Signore decide: È l’ora di stabilire qui il Regno, un regno che ponga tutti da protagonisti, ma perché il Messia possa arrivare a coinvolgere tutti da protagonisti “ho cercato David … l’ho cercato  i l più piccolo di tutti i fratelli, l’ho consacrato con il mio santo olio”.

La conosciamo benissimo questa storia: “la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza … “ Entra nella rivelazione, nell’agire di Dio, entra una nuova figura che sta tra l’Unto del Signore, il Messia del Signore e il popolo sacerdotale, un mediatore umano scelto proprio in base ai criteri che il Signore aveva detto. Perché ha scelto David, perché ha scartato gli altri? Lo sa Lui “La mia mano è il suo sostegno …”: la grande promessa. Ma chi ce la fa a stare nel mezzo: fra questo popolo chiamato a diventare sacerdotale … esigente, giustamente … osservato da tutti che aspettano di poterlo definire benedetto … e il Messia, Unto direttamente nello Spirito del Signore? Ed allora questo salmo 89 nei due brevi brani che abbiamo cantato ed altri che seguono diventa una parola di consolazione del Signore ai suoi consacrati …, ai mediatori colti da vertigine, spaventati dalla tenebra, insidiati da fuori e da dentro, da mille colpi bassi. “la mia fedeltà e il mio amore saranno con Lui”. E comincia una serie di promesse unilaterali che sono rivolte, carissimi fratelli sacerdoti, in questo momento a Davide ( lasciamo stare i vari passaggi): David, Cristo, gli apostoli, la Chiesa… cogliamo l’essenziale di una forma, di una figura : “Egli mi invocherà: tu sei mio padre … La relazione con me sarà la sua forza” “Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza …”.

E prosegue ancora il Salmo:”Gli conserverò sempre la mia grazia, la mia alleanza gli sarà fedele”. Le mura di questa cattedrale, vive e splendide, da 800 anni riecheggiano dalle pietre e dai mosaici questa fedeltà. Un’unica storia d’amore,cominciata molto prima con S. Ilario. “Gli conserverò sempre la mia grazia, la mia alleanza gli sarà fedele”.

Lasciate che vi proclami qualcuno di questi versetti che sono forza efficace, performativa, come dicono oggi nella liturgia. Un messaggio di cui abbiamo bisogno probabilmente tutti: “Non gli toglierò la mia grazia; alla mia fedeltà non verrò mai meno, non violerò la mia alleanza, non muterò la mia promessa”.

“Fedeltà di Dio, Fedeltà del sacerdote”, ci ha indicato il Papa nell’anno sacerdotale. Il giorno della nostra ordinazione non siamo stati noi a promettere per primi, è stato Lui. E Lui è qui e qualunque sia lo stato d’animo in cui ci troviamo, il momento in cui ci troviamo, la fatica che possiamo avere o, magari, un momento di grazia particolare: “non muterò la mia promessa … nella mia santità ho giurato una volta per sempre: io non mentirò a Davide“. Io non prendo in giro nessuno, dice il Signore.

Questa è la Parola che oggi, in questo momento , in questo tempo ci è dato di ascoltare con una forza particolare. E che ci orienta nel variare dei compiti  e dei ministeri: noi non siamo figli vecchi successori di David. È un tipo di mediatore a cui questo salmo 88/89 rivolge a nome del Signore queste promesse. Però l’essenziale rimane. “Lui mi dirà: tu sei mio Padre”. La nostra vita sta in questa relazione. Io so che tu mi hai chiamato, io so che tu mi hai dato lo Spirito del tuo Figlio. Questa è la via per cui vivere. E questo Spirito del tuo figlio è lo Spirito di colui che ci ama e ci ha liberato dai peccati con il suo sangue. Questa è la relazione, la relazione fondamentale di cui viviamo. Altrimenti non siamo persone e se non siamo persone siamo solo marionette; se non abbiamo una relazione viva in cui vivere, non siamo persone.

E popolo sacerdotale, eccolo qua questo popolo. Con i suoi ragazzi, adolescenti , adulti, le sue consacrate, i rappresentanti del laicato compatibilmente con un giovedì mattina. A dirci, a nome di tutto il popolo della Diocesi: noi ci siamo, sosteneteci, stimolateci , chiamateci; noi ci siamo. Il Signore si è impegnato . Come il Signore si è impegnato col Messia, e nei giorni della Passione Gesù è stato capace di ritornare alla fedeltà di Dio: “la tua volontà, non la mia”. Si è impegnato in questo modo, e si è impegnato con noi. Siamo opera sua. E stamattina, capite la cosa grande , è il rinnovarsi della sua fedeltà che rende possibile la mia. Certo questo popolo ci dice “responsabilizzateci ”: siamo Chiesa, stiamo camminando come comunità diocesana. Capite, questo popolo ci dice: “siamo Chiesa, aiutateci a scoprire e a valorizzare il nostro compito di mediazione sacerdotale“.

E noi siamo qui, come segno dell’esercizio di questo dono, dell’adempimento di questo servizio ecco gli oli che questa mattina saranno benedetti. Ognuno dei quali ci indica  una strada. Noi siamo qui per smascherare e affogare le falde aperte dal peccato: l’olio dei catecumeni. Il peccato. La falsità nel rapporto con Dio, la rottura della relazione, il segno stridente di chi non crede alla fedeltà di Dio e cerca la sicurezza da altre parti. L’olio dei catecumeni indica questa parte del nostro ministero: combattere e smentire la menzogna dell’antico avversario. Dio è affidabile, ama e salva.

L’olio degli infermi: la vittoria della croce, il sacramento dei poveri per eccellenza nel momento in cui la malattia ci debilita, l’anzianità ci espropria di tante risorse. L’olio degli infermi: il Signore Dio è la mia roccia. “Mio Dio e roccia della mia salvezza”. Per questo popolo, quanta parte del nostro ministero si svolge in prima linea al servizio dei più poveri tra i poveri: gli ammalati, i terminali, i condannati  dalla malattia,dalla medicina, non certo dal Signore. Con quell’olio, indice di una presenza costante che ci caratterizza, che è il nostro vanto, che ci rende unici a poter dire una parola di grazia nel momento in cui c’è solo la chiusura nel più cupo dolore o il risentimento verso il destino.

Infine il crisma. L’olio della santità, l’olio della configurazione a Cristo nelle varie vicende della vita. Il puntare in alto; quella vocazione a cui il Signore ci ha chiamato e il motivo per cui l’abbiamo accettato.

Siano benedetti i tre oli che saranno benedetti ; le piste del nostro servizio, della nostra stupenda , gratuita applicazione a cui ci ha chiamato senza merito e per la quale ci ha arricchito di tutti i suoi doni. Siano l’emblema d’un servizio che stamane riparte da qui e che, tornando, portiamo con noi la grazia di questo privilegio.

 

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