Il “Giubileo” della Cattedrale di Civita Castellana
  


Il “Giubileo” della Cattedrale di Civita Castellana:

1210-2010 otto secoli dalla edificazione della Cattedrale medievale

 (Prof. Claudio Canonici)

Magister Jacobus civis romanus cum Cosma filio suo carissimo fecit hoc opus – anno Domini 1210. È questa l’iscrizione, facilmente leggibile, che campeggia sulla facciata del portico della Cattedrale di Santa Maria Maggiore in Civita Castellana. Oltre a ricordarci l’intervento dei Cosmati, raffinati “marmorari” romani, nei grandi lavori di ricostruzione della chiesa, l’iscrizione ci fornisce una data precisa che, se pur non corrisponde esattamente alla data di ultimazione dei lavori stessi, può essere presa come l’inizio di una nuova fase della secolare vita della Chiesa civitonica e della sua Cattedrale. Nel 1210, infatti, papa Innocenzo III rimosse l’interdetto che egli stesso aveva lanciato contro la città, insofferente verso il suo energico governo temporale, e Civita Castellana si avviò a diventare una componente fondamentale del controllo del territorio per conto del potere romano, un caposaldo del percorso verso l’Urbe e della sua difesa, una città e una Chiesa caratterizzate da un rapporto privilegiato e diretto con Roma e il suo pontefice. Secondo alcuni storici, come segno e riconoscimento di questo nuovo ruolo, papa Innocenzo III ispirerà il completamento della chiesa e della facciata duecentesca della Cattedrale, la quale facciata diventerà, e rimarrà nonostante le trasformazione interne, il simbolo della Chiesa civitonica e della diocesi che ad essa fa capo.

Già sede della cattedra vescovile di Civita Castellana – presumibilmente dalla fine del X secolo, dal momento che, nel 1001, il vescovo Crescenziano (998-1015) vi fece trasferire le reliquie dei santi patroni Giovanni e Marciano – nel 1063 la chiesa di Santa Maria Maggiore fu distrutta da un’incursione normanna, insieme a buona parte della città. La ricostruzione fu lenta e solo con l’inizio del XII secolo riprendono le notizie sulla chiesa, ormai stabilmente considerata cattedrale civitonica. Solo negli ultimi decenni del secolo, infatti, inizieranno i lavori di costruzione dell’edificio medievale, a cui diede un impulso decisivo a partire dai primi anni del Duecento il vescovo Romano (1206?-1217?), sotto il cui episcopato cade la data del 1210. Terminata intorno al 1230, la costruzione medievale manterrà in gran parte intatte per cinque secoli le sue forme interne ed esterne. In effetti, gli interventi del XVI secolo, che si limitarono alla costruzione dell’attuale sacrestia, e della prima metà del Seicento, che aggiunsero alcune cappelle laterali, non modificarono l’impianto complessivo dell’edificio. Furono i lavori voluti dal vescovo Giovanni Francesco Tenderini (1718-1739) a trasformare radicalmente l’interno della chiesa, facendole assumere quelle forme tardobarocche che ancora oggi la caratterizzano. A ulteriore dimostrazione del legame fra la Chiesa di Civita Castellana e Roma, c’è da rilevare che anche i lavori settecenteschi, al pari di quelli a cavallo fra il secolo XII-XIII, furono sostenuti dal papa, in questo caso Clemente XII. Gli interventi voluti da Tenderini, il cui corpo riposa sotto le navate della chiesa stessa, furono completati nel 1740, un anno dopo la morte del vescovo. Nonostante la radicalità delle trasformazioni, esse lasciarono per buona parte intatto il perimetro esterno e, soprattutto, non toccarono la facciata. Anche i successivi restauri conservativi dei secoli XIX e XX, effettuati in particolare proprio sul portico, non ne modificarono l’originaria fattura che, quindi, si presenta in totale continuità con l’edificio medievale.

La commemorazione degli ottocento anni dalla edificazione della chiesa medievale, che ricorreranno simbolicamente nel 2010, si presenta, di fatto, come un’occasione per celebrare gli otto secoli di continuità, intorno alla figura del vescovo, della Chiesa civitonica, non limitata alla sola città ma estesa a tutto il territorio oggi connotato come diocesi di Civita Castellana. La constatazione che di quell’edificio costruito tanti secoli fa, in un periodo così difficile per la Chiesa universale, sono rimasti soltanto la facciata, il portico e il perimetro esterno non sminuisce il senso, il valore simbolico ed ecclesiale dell’evento. Segno di continuità, ma anche immagine di apertura nei confronti del mondo l’esterno, di accoglienza e di inclusione verso tutte quelle Chiese che da secoli o da tempi più recenti si sono strette intorno al vescovo di Civita Castellana, il portico e la facciata della Cattedrale civitonica sono oggi, anche graficamente, lo stemma ufficiale della Diocesi. La celebrazione della loro antichità e immutata bellezza può ben rappresentare quella continuità fra costruzione materiale ed edificazione spirituale a cui sant’Agostino, in uno dei sermoni inserito nell’ufficio del giorno della dedicazione, richiama i fedeli: «Quodhic factum corporaliter videmus in parietibus, spiritaliter fiat in mentibus; et quod hic perfectum cernimus in lapidibus et lignis, hoc, aedificante gratia Dei, perficiamur in corporibus vestris»[1].



[1] Cit. in O. von Simson, La cattedrale gotica, Bologna, il Mulino, 1988, p. 167, n. 103 [importante anche la cit. a p. 159]

 

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