Un Ricordo di P.Filippo Piccioni a due mesi dalla sua morte

P. Filippo (al Fonte Manlio) Piccioni, ma da tutti chiamato fraternamente PIPPO.

Nasce a Vallerano (VT) 1l 31 ottobre del 1932 da una fervente famiglia devotissima alla Madonna del Ruscello. Entra in seminario cappuccino nel ‘43 e da allora percorre tutto il camino di formazione che conclude come sacerdote nel luglio del ’55. All’interno dell’ordine si distingue per la sua capacità di essere “frate del popolo” senza schemi clericali e fedele alla sua vocazione francescana. Ricopre anche incarichi di responsabilità: guardiano in vari conventi, direttore di seminario, definitore provinciale, direttore spirituale delle Clarisse della Garbetella, professore di estetica, direttore della rivista “Continenti”, curatore artistico dei beni della provincia e scrittore di saggi storici di Bracciano e della sua amata Vallerano. Innovatore e promotore di nuove esperienze postconciliari come il complesso musicale degli studenti cappuccini dei “Francys Boys”, al convento di Albano l’esperienza di formazione inter-religiosa della “Scuola Charis” ideata da Chiara Lubich e non di meno come assistente dell’OFS, Asci e Agi, Unitalsi; tutte realtà sempre vissute con entusiasmo e dono totale di se stesso.

Nel 74/75 inizia una nuova avventura con la Comunità Un Cuore Un’Anima Sola (CUCUAS). Confondatore con alcuni disabili conosciuti a Lourdes e con i quali incomincia un cammino particolare: una comunità di fratelli secondo lo spirito del vangelo e che si ispira alla prima comunità cristiana, non per handicappati, ma CON handicappati. Così scrisse ai suoi superiori: “La comunità vuole offrire ai fratelli portatori di Handicap la possibilità di integrazione, reputandoli capaci di essere “Persone” responsabili, con diritti e doveri identici ad ogni altra persona. Per la CUCUAS sono essi, oggi i più poveri, perché per l’efficientismo moderno essi “non servono”, “non sono utili”, “non hanno voce”. Desideriamo che proprio loro diventino “Simbolo di Liberazione”.

Una proposta rivoluzionaria a quei tempi.

Dopo tanto peregrinare i pp. Cappuccini del Lazio concedono alla comunità, in commodato gratuito, il convento di Bracciano per realizzare una comunità stabile dove, handicappati e abili potessero vivere in case-famiglia ed accogliere chiunque avesse bisogno per qualsiasi disagio o difficoltà.

E così è stato per ben 25 anni e in cui Pippo è stato non solo un Padre ma uno fra tanti a lavorare, anche materialmente, per la costruzione non solo delle mura ma delle persone che sceglievano di vivere in essa. Pippo è stato una presenza importante anche per la città di Bracciano e per la Diocesi fino a quando, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute “Nasce al Cielo”, il 7 marzo di quest’anno.

Personalmente è stato, e lo è ancora, un secondo padre. Ho avuto un papà che mi ha messo alla luce, mi ha educato all’onestà, mi a fatto istruire e crescere nelle mie responsabilità; ma ho avuto anche un padre che mi ha preso per mano all’inizio del mio cammino spirituale e con cui ho condiviso tante gioie e tante difficoltà, ha curato la mia scelta cristiana, ha celebrato le nostre nozze, ha battezzato i miei figli, condiviso creazioni artistiche e lavorative, abbiamo pregato e vissuto mano nella mano tutte le esperienze di comunità.

E’ stato un Dono di Dio e come tale non può essere chiuso nel segreto ma può continuare a vivere se da lui impariamo e continuamo ad essere “Accoglienza” (aprire le braccia a tutti), “Parola” (predicava quello che viveva) e “Libertà” (nello Spirito e nel rispetto della libertà del fratello).

 

Aldo falanga

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